La campagna pubblicitaria del 1963, "Le cose vanno meglio con la Coke", inaugurò l'approccio
del tipo "una vista, un suono, una vendita", secondo uno slogan che dominò gli anni '60. Le "cose" vagamente promesse che sarebbero andate meglio con la bevanda ben si
adattavano alla spinta universale che caratterizzava la Coke. Anche i Limelighters, un popolare gruppo folk, cantavano sulla scia del ritornello scritto da Backer, "Il cibo
va meglio con / Lo svago va meglio con / Tu vai meglio con Coke". La pubblicità a ombrello copriva gli ambiti più disparati, spaziando da un carretto della Coke a una
rinfrescante discesa con gli sci. Come puntualizzò un uomo della McCann, la pubblicità cercava di essere "sufficientemente "in" da conquistare gli adulti giovani, senza però
essere tanto "out" da allontanare le persone di altre età".
La campagna pubblicitaria della Coca-Cola portò alla disperazione i pubblicitari della Pepsi. "Le cose vanno meglio" ci stava uccidendo, ricorda un veterano della Pepsi.
Qualunque cosa noi dicessimo, essi rispondevano "Sì, ma le cose vanno meglio con la Coke". Inoltre la serie degli spot illuminava ancora di più le magiche qualità del prodotto.
Per esempio, in uno spot, una Coca-cola restituiva immediatamente l'allegria ad un ragazzo infelice, mentre in un altro due innamorati bevevano la stessa Coke, come garanzia
del reciproco amore. Le pubblicità della McCann erano davvero riuscite a mettere la bevanda su un piedistallo.
La campagna fu lanciata attraverso tutti i canali tradizionali, incluse le insegne nei punti vendita, lìoggettistica e la radio, ma, nel 1963, era ormai la televisione a dominare
le promozioni, assorbendo l'80% dei 53 milioni di dollari del budget pubblicitario. In Italia lo slogan divenne: "Tutto è meglio con Coca-Cola". |